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	<title>Piante &#8211; Online Garden</title>
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		<title>INTELLIGENZA VEGETALE: L&#8217;INTELLIGENZA DELLE PIANTE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Team Online Garden]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Feb 2022 17:09:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le piante sono intelligenti? Come possiamo affermare che le piante hanno un’intelligenza? E se ce l’hanno, dov’è, visto che non</p>
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<p class="wp-block-paragraph" id="le-piante-sono-intelligenti"></p>



<h2 class="wp-block-heading">Le piante sono intelligenti? Come possiamo affermare che le piante hanno un’intelligenza? E se ce l’hanno, dov’è, visto che non hanno il cervello? Non hanno davvero il cervello? Cosa può essere il cervello delle piante?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sono domande simili a quelle che si sono poste <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Mancuso" target="_blank" rel="noopener">Stefano Mancuso</a>, scienziato di prestigio mondiale e Alessandra Viola, giornalista e divulgatrice scientifica nel libro: “Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale” Giunti Editore S.P.A. 2015. Vediamo i punti più salienti della loro trattazione sull&#8217;argomento dell&#8217;intelligenza delle piante.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="le-piante-la-specie-piu-diffusa">Le piante: la specie più diffusa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per cercare di rispondere a queste domande hanno iniziato la loro riflessione partendo dal concetto di specie dominante, che in biologia è la specie che ottiene più spazio vitale rispetto ad altre. Questo sta a dimostrare una migliore adattabilità all’ambiente circostante e una più alta capacità di risolvere i problemi che ci sono per la lotta alla sopravvivenza. Quindi il presupposto del discorso è che: più una specie è diffusa, più peso specifico ha all’interno dell’ecosistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso sentiamo dire che la Terra è dominata dall’uomo ma ne siamo proprio sicuri? Considerando che sulla Terra il 99,7 % della biomassa (massa totale di tutto ciò che è vivo) è rappresentato da vegetali, emerge sicuramente che sulla Terra regnano senza ombra di dubbio le piante!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma da dove deriva questa convinzione assai diffusa secondo cui è l’uomo ad essere la specie dominante? Che controlla su tutto e avanza diritti sulle altre specie?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se i dati parlano chiaro, le piante sono organismi più raffinati, intelligenti e adattabili più di quanto siamo abituati a pensare…</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="cos-e-l-intelligenza-vegetale">Cos’è “l’intelligenza vegetale”?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A livello storico ci sono molti pregiudizi sul modo di riferirsi alle piante…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si consideri il fatto che molte piante vivono ancorate al suolo, sono esseri stanziali; per sopravvivere quindi e per far fronte agli attacchi esterni, hanno strutturato il loro corpo <strong>modularmente</strong>. Ecco così che non sono presenti organi singoli (es. cervello, cuore, polmoni, stomaco), altrimenti una loro lesione inficerebbe sulla sopravvivenza dell’intero organismo. La loro struttura è fatta da moduli ripetuti interagenti tra loro e in grado di sopravvivere in modo autonomo. Da qui deriva l’idea che le piante sono una <strong>colonia</strong>, invece che un individuo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Essendo fatte in modo differente da noi le piante ci sembrano distanti e quindi meno comprensibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo capito che, anche se non hanno singoli organi che svolgono le funzioni, tutte le funzioni possono ugualmente essere svolte. Ed ora veniamo al punto dell’intelligenza… qualcuno si potrebbe chiedere: ma se non hanno un cervello sono intelligenti lo stesso? E la risposta è: si!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se partiamo dal presupposto che l’intelligenza, che è una proprietà della vita, sia l’abilità di risolvere i problemi, allora possiamo attribuirla anche alle piante, non solo all’uomo e agli animali. Le piante la usano per difendersi dai predatori usando strategie complesse. Un esempio? Per l’impollinazione si fanno aiutare da “trasportatori” affidabili, aggirano ostacoli, si ricambiano aiuti, cacciano animali o li seducono, si muovono per il cibo, l’acqua, la luce e l’ossigeno. Che le piante avessero capacità evolute se n’era accorto anche Charles Darwin e ha riportato le sue riflessioni ne: “The Power of Movement in Plants”. Allora, i tempi nei quali ha vissuto Darwin non erano maturi per ottenere valorizzare sulle sue riflessioni; ora, invece, abbiamo tutti i motivi per poter garantire un rispettoso riconoscimento alle piante.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="un-esempio-di-intelligenza-le-radici-delle-piante">Un esempio di intelligenza: le radici delle piante</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni singola cellula delle piante ci sono le funzioni cerebrali che non sono separate da quelle corporee. Come si è visto sopra, le piante sono strutturate modularmente, senza che vengano concentrate le funzioni in organi singoli ma distribuite invece nell’intero essere vivente. Questa strategia permette loro di perdere parti anche considerevoli del proprio organismo senza rischiarne la sopravvivenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella radice già Darwin ne riconosceva una capacità decisionale e di guida. Nella sua punta (o <strong>apice radicale</strong>) è insita la funzione complessa di guida; dalla crescita sotto terra e dall’esplorazione del suolo alla ricerca di acqua, ossigeno e sostanze nutritive. Ci sono molte mansioni a cui deve provvedere la radice e deve anche mediare tra esigenze diverse, oltre al fatto che nella guida dell’esplorazione del suolo sono richieste importanti valutazioni (es. svilupparsi verso il basso per cercare acqua o verso l’alto dov’è più facile che si trovi buona aria da respirare?).</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="com-e-fatta-una-radice-cos-e-l-apice-radicale">Com’è fatta una radice? Cos’è l’apice radicale?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nella punta estrema della radice si trova l’apice (radicale appunto) le cui dimensioni variano da specie a specie. La parte della radice che si allunga (la parte viva della radice) è in genere di colore bianco ed è quella parte che ha le maggiori <strong>capacità di senso</strong>, oltre al fatto che svolge un’attività elettrica molto intensa basata su potenziali d’azione, cioè segnali elettrici simili a quelli usati dai neuroni nei cervelli animali. E ogni vegetale ha diversi milioni di apici; l’apparato radicale di una pianta, anche piccola, può contarne oltre quindici milioni! Incredibile! Quindi ogni apice percepisce sempre moltissimi parametri che sono tutt’ora in corso di aggiornamento: gravità, temperatura, umidità, campo elettrico, luce, pressione, vibrazioni sonore, presenza o assenza di ossigeno, anidride carbonica, gradienti chimici, presenza di sostanze tossiche (veleni, metalli pesanti). Questi apici sono come dei “centri di elaborazione di dati”!</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="come-funzionano-gli-apici-radicali-come-funzionano-le-radici-insieme">Come funzionano gli apici radicali? Come funzionano le radici insieme?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I singoli apici radicali, essendo parte della stessa pianta, non sono indipendenti l’uno all’altro ma sono come dei nodi di una <strong>rete</strong> e funzionano <strong>collettivamente</strong>, proprio similmente alla rete Internet. Lavorano assieme per la sopravvivenza della pianta. Sul come lavorino assieme, ci sono attualmente varie ipotesi. Le radici sono collegate tra loro anatomicamente, essendo l’apparato radicale una rete fisica, eppure molto probabilmente i segnali che permettono alle radici di comunicare tra loro non viaggiano all’interno della pianta. Sappiamo che le piante sono abili nel produrre molecole chimiche quindi non ci stupiremmo se anche le parti aeree emettessero segnali chimici per comunicare tra di loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Un’altra ipotesi è che gli apici radicali siano sensibili ai campi elettromagnetici, tra i quali quelli causati dalle radici vicine e comportarsi di conseguenza o ancora percepire i suoni prodotti dalle altre radici che crescono. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle teorie comunque più accreditate è che le radici possano comportarsi come uno sciame che agisce secondo una forma di intelligenza distribuita posseduta appunto dagli sciami e da altre specie di animali (compreso lo stesso uomo) e mettono in atto comportamenti “emergenti” che i singoli organismi non hanno. Quindi, anche se non c’è un cervello che dirige l’operato di ogni singolo apice, ogni apice manterrebbe una distanza stabilita dagli altri che crescono attorno a lui e di conseguenza ci sarebbe una crescita coordinata e anche la migliore esplorazione possibile del suolo. Nel mondo vegetale ogni pianta è come se fosse da sola uno sciame perché questi processi entrano in funzione anche all’interno di una sola pianta. Non è incredibile?!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio per queste loro importanti caratteristiche, le piante possono rappresentare un modello importante per studiare e approfondire il grande campo dell’intelligenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Nicole Zonta</p>
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		<title>LA PIANTA: ANELLO DI CONGIUNZIONE TRA TERRA E SOLE.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Team Online Garden]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Dec 2021 08:35:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quanto sono importanti le piante per la vita nel nostro pianeta? Come può aiutarci la fotosintesi clorofilliana prodotta dalle piante?</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.onlinegarden.live/2021/12/09/piante-ciclo-carbonio-fotosintesi/">LA PIANTA: ANELLO DI CONGIUNZIONE TRA TERRA E SOLE.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.onlinegarden.live">Online Garden</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Quanto sono importanti le piante per la vita nel nostro pianeta? Come può aiutarci la fotosintesi clorofilliana prodotta dalle piante? Cos&#8217;è il ciclo del carbonio?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Senza piante, il nostro pianeta sarebbe molto simile alle immagini che abbiamo di Marte o Venere: una sterile palla di roccia. Queste parole, contenute nel prologo de: “La nazione delle piante” di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Mancuso" target="_blank" rel="noopener">Stefano Mancuso</a>, fanno emergere il bisogno di comprendere quanto le piante siano necessarie per la vita sulla terra e per la nostra personale, immediata sopravvivenza. Gli effetti della non cura verso di loro e verso l’ambiente che ci circonda, li notiamo con evidenza nell’inquinamento atmosferico, inquinamento del suolo e dell’acqua, nel surriscaldamento globale e nell’emergenza climatica. È passata da poco (21 novembre) la Giornata Nazionale degli alberi ed è riconoscente e rispettoso nei loro confronti ricordare ciò che le piante possono fare per darci una mano ma dobbiamo prendercene cura!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dice Mancuso che senza le piante, l’energia del sole non sarebbe trasformata nell’energia chimica che alimenta la vita. E c’è di più! Perché svolgono un fondamentale e continuo lavoro di disinquinamento assorbendo e degradando molti dei composti contaminanti prodotti dall’uomo. Al contrario di noi uomini che, svolgendo ognuna delle nostre normali attività, inevitabilmente inquiniamo il suolo, l’acqua e l’atmosfera del pianeta che ci ospita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mancuso ricorda che l’energia che c’è sul pianeta Terra deriva da tre fonti principali: il Sole, il calore primordiale che proviene dalle origini del nostro pianeta e, infine, il calore dovuto al decadimento radioattivo di alcuni materiali di cui sono composti la crosta e il nucleo terrestre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, tornando alle piante, Timizjarev individua in particolare nel <strong>cloroplasto</strong>, il vero anello di congiunzione fra la Terra e il Sole. È al suo interno che si svolge il miracolo della fotosintesi clorofilliana, cioè la conversione dell’energia solare in zuccheri (energia chimica).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ma cos’è la fotosintesi clorofilliana?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con la fotosintesi e grazie all’energia del Sole, le piante fissano l’anidride carbonica che c’è nell’atmosfera, formando zuccheri, cioé molecole altamente energetiche e producendo come materiale di scarto l’ossigeno. A livello planetario, la quantità media di energia prodotta dalla fotosintesi è di circa 130 terawatt, ossia circa sei volte maggiore del consumo attuale di energia della civiltà umana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ma quanto assorbe una pianta in genere?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Di solito una pianta che ha raggiunto la sua maturità, di medie dimensioni e che si trova in un clima temperato, in un contesto cittadino, assorbe in media tra i 10 kg e i 20 kg di CO<sub>2</sub> all’anno. Una pianta, invece, delle stesse caratteristiche ma che si trova in un bosco, quindi in un contesto più naturale, assorbe di più, cioè tra i 20 kg e i 50 kg di Co<sub>2</sub> all’anno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come avviene il ciclo del carbonio fissato dalle piante?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il carbonio fissato dalle piante ogni anno è tantissimo. L’enorme quantità di sostanza organica, generata attraverso la fotosintesi appunto, è il motore della vita sulla terra perché l’energia chimica prodotta dalle piante (immaginiamola come cibo o carbone o petrolio, quindi combustibili fossili) viene utilizzata come carburante dal resto della vita animale, che la utilizza in quantità necessarie a garantirsi la sopravvivenza, e dall’uomo che ne fa, invece, un uso smodato utilizzandola come fonte energetica del proprio sviluppo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma quando questo carburante brucia, produce residui che vanno ad alterare l’equilibrio ambientale e portano inquinamento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La CO<sub>2</sub> che si accumula nell’atmosfera poi, lo sappiamo, è la principale responsabile dell’effetto serra che porta all’innalzamento della temperatura del pianeta. L’uomo, dall’inizio della rivoluzione industriale ha aumentato la concentrazione media annua di CO<sub>2</sub> nell’atmosfera. Ora, dobbiamo considerare che il ciclo del carbonio è molto complesso perché ci sono molte variabili. Per esempio, non tutta la CO<sub>2</sub> emessa dalle attività umane va necessariamente ad aumentare la quota libera nell’atmosfera: il 30% circa si scioglie negli oceani a formare acido carbonico, bicarbonato e carbonato. Se però da un lato è fondamentale perché blocca una quantità di CO<sub>2 </sub>che altrimenti ci ritroveremmo nell’atmosfera, dall’altro lato porta di conseguenza al fenomeno dell’acidificazione degli oceani e quindi alla distruzione delle barriere coralline, impattando la vita di tutti gli organismi calcificanti e ovviamente anche l’intera catena alimentare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Qual è il problema attuale del ciclo del carbonio?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per milioni di anni questo ciclo ha funzionato, cioè da un lato la CO<sub>2</sub> si liberava nell’atmosfera con le combustioni, digestioni, fermentazioni, ecc.. e dall’altro si fissava nelle piante attraverso la fotosintesi. Ora, a partire dalla rivoluzione industriale, questo sistema si è inceppato perché la quantità di CO<sub>2</sub> immessa nell’atmosfera con l’uso dei combustibili fossili è diventata talmente enorme da non poter essere più fissata interamente dalle piante. L’enorme quantità di carbonio rimossa dalle piante e che le piante hanno da sempre assorbito, anche in altri periodi, trasformatasi in carbone e petrolio, l’uomo l’ha usata. Ecco quindi l’amplificazione dell’effetto serra, l’aumento delle temperature, ecc..</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.onlinegarden.live/wp-content/uploads/2021/12/iStock-157694662-1-1.jpg"><img decoding="async" src="https://www.onlinegarden.live/wp-content/uploads/2021/12/iStock-157694662-1-1.jpg" alt="" class="wp-image-4909" /></a></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa possiamo fare?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per aiutare le piante e quindi favorire il loro supporto a noi umani e alla vita sul pianeta, dobbiamo sicuramente ridurre le emissioni inquinanti in atmosfera. Anche se ci sono stati vari protocolli, convenzioni, accordi, dal 1988 ad oggi, le emissioni globali annue sono aumentate del 40% circa rispetto all’inizio del processo. Dobbiamo impegnarci di più!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra soluzione che S. Mancuso individua e che sembra più efficace è… lasciar fare di nuovo alle piante! Ma come? Qui il nostro compito è quello di piantare più piante possibili e bloccare le deforestazioni al più presto, proteggendo anche le poche residue grandi foreste del pianeta che ci sono, perché da esse dipende la nostra stessa possibilità di sopravvivenza. Dobbiamo considerare che senza una sufficiente quantità di foreste, non esiste alcuna possibilità reale di poter invertire il trend di crescita della CO<sub>2</sub>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora aiutiamo le piante, le foreste, ad aiutarci: piantiamo più piante possibili, dovunque!</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Solo collaborando con loro ce la faremo! Insieme.</p>



<hr class="wp-block-separator has-css-opacity" />



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Nicole Zonta</p>
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